Progettazione siti web: dal progetto al sito online
Prima del codice si decide cosa farà il sito, per chi e com'è organizzato. Poi lo si costruisce.
- Discovery, architettura, UX e UI: cinque settimane tipiche di progetto vero, prima dello sviluppo.
- Ogni fase ha un output concreto che ricevete e che firmiamo, non un generico "stiamo lavorando".
- File Figma sorgente, design token e specifica componenti: il design è vostro, senza vincoli.
- Se volete realizziamo anche il sito: WordPress, sviluppo su misura o e-commerce.
- Dominio, hosting, privacy e SEO li decidiamo in progetto, non li scoprite il giorno del lancio.
- File sempre tuoi
- Figma sorgente
- 5 settimane tipiche
Cos'è la progettazione di un sito web
La progettazione di un sito web è la fase in cui si decide cosa deve fare il sito, per chi e com'è organizzato. Si stabiliscono gli obiettivi di business, il pubblico, la struttura delle pagine, i percorsi di navigazione e l'aspetto grafico. Viene prima dello sviluppo, cioè prima che qualcuno scriva una riga di codice, ed è la fase che determina se il sito servirà a qualcosa o sarà solo una brochure online più nuova della precedente.
Progettazione e realizzazione sono due mestieri diversi
La progettazione produce decisioni e documenti, cioè sitemap, prototipo e sistema di design. La realizzazione produce il sito vero, con il codice, il CMS, i contenuti caricati e la messa online. Si possono comprare separatamente, e capita spesso che un'azienda faccia progettare qui e sviluppare altrove, o il contrario.
Il motivo per cui insistiamo su questa separazione è pratico. Quasi tutti i rifacimenti che ci arrivano in mano hanno la stessa storia alle spalle. Qualcuno ha aperto un tema, ha riempito le pagine e ha chiamato quello "il sito nuovo". Senza una fase di progetto nessuno ha mai deciso quali domande il sito dovesse rispondere, e infatti non ne risponde.
Il progetto di un sito non è la grafica
Quando si parla di progetto di un sito web quasi tutti pensano all'aspetto, ai colori, alle immagini, a come sarà la home. L'aspetto è l'ultima delle quattro fasi, ed è quella che si decide più in fretta una volta che le altre tre sono chiuse. Prima vengono gli obiettivi, poi la struttura, poi i percorsi. La grafica è la conseguenza di quelle scelte, non il punto di partenza.
La riprova è banale. Due siti con la stessa identica grafica possono funzionare in modo opposto se uno mette in prima pagina quello che i clienti cercano e l'altro l'organigramma aziendale. La differenza non si vede in uno screenshot, si vede nei contatti che arrivano. Nei lavori che abbiamo fatto si nota soprattutto una cosa. Cambia il settore, il metodo resta lo stesso.
Quando serve un progetto nuovo e quando basta un restyling
Se la struttura regge e il problema è solo che il sito è invecchiato, un restyling costa meno e rende prima. Se invece il sito non risponde alle domande giuste, non è indicizzato, o è costruito su una base che non si riesce più a mantenere, rifarlo conviene, perché rattoppare costa di più e dura meno. Questa decisione si prende in discovery, guardando i numeri veri del sito attuale, non a sensazione.
Come si progetta un sito, dalla discovery all'handoff
Ogni fase ha output concreto che ricevi e che firmiamo. Niente "stiamo lavorando" senza visibilità.
- 01
Discovery
Settimana 1-2Interviste a stakeholder, analisi competitor, audit del sito esistente, definizione obiettivi misurabili. Output: brief condiviso e firmato.
- 02
Architettura
Settimana 2-3Sitemap, user flow, content model, struttura URL e gerarchia di navigazione. Output: documento + prototipo navigabile in Figma.
- 03
UI design
Settimana 3-5Sistema di design (color, typography, componenti), wireframe ad alta fedeltà di tutte le pagine chiave. Iterazione su 2-3 round di review.
- 04
Handoff
Settimana 5File Figma organizzato, design tokens, specifica componenti per sviluppo. Se sviluppiamo noi: il passaggio è interno. Se sviluppi tu o un'altra agenzia: documentazione tecnica completa.
Architettura delle informazioni: quali pagine devono esistere
Il momento in cui si decide la mappa del sito. Spostare una sezione adesso costa cinque minuti, dopo la messa online costa un mese.
Dalla sitemap ai percorsi di navigazione
La sitemap è l'elenco ragionato delle pagine e di come stanno una dentro l'altra. Non elenca i reparti aziendali, ma le risposte che il sito deve dare, messe nell'ordine in cui vengono cercate. Sopra ci sono i temi larghi, sotto le pagine specifiche, e ogni pagina ha una sola domanda a cui risponde. Se due pagine rispondono alla stessa domanda, una delle due è di troppo, e ve ne accorgerete perché si toglieranno le posizioni a vicenda.
Sui percorsi il ragionamento è diverso. Una persona che arriva dalla ricerca non entra mai dalla home. Entra dalla pagina che ha trovato, spesso dal telefono e di fretta. Quella pagina deve rispondere subito e poi offrire la strada verso il passo dopo. Progettare i percorsi significa disegnare quelle strade prima, non sperare che qualcuno usi il menu.
Wireframe, prototipo e mockup: tre cose diverse
Il wireframe è lo scheletro della pagina, senza colori né immagini, e dice cosa c'è e in che ordine. Serve a discutere di contenuto senza litigare sul verde. Il mockup è la stessa pagina vestita, con caratteri, colori e foto definitive. Il prototipo è il mockup reso cliccabile, che si naviga come se il sito esistesse già.
Farli in quest'ordine evita il problema più costoso di tutti, cioè scoprire a sviluppo avviato che manca una pagina o che un percorso non porta da nessuna parte. Su un prototipo la si aggiunge in un pomeriggio. Chi vuole vedere solo "come sarà" salta i primi due passaggi e paga la differenza dopo. È lo stesso lavoro che facciamo quando ci chiedono solo la parte di UX research e wireframing.
Il contenuto viene prima del contenitore
Un layout disegnato su testo finto regge finché non arriva il testo vero, che è sempre più lungo, più corto o più complicato del previsto. Per questo chiediamo i contenuti reali, anche grezzi, prima di disegnare. Bastano gli appunti, le mail che scrivete ai clienti, le risposte che date al telefono. Da lì si capisce quanto spazio serve e cosa merita di stare in alto.
UI e sistema di design: componenti, non pagine disegnate
Si disegna un sistema, non venti pagine
Disegnare pagina per pagina produce siti che si disallineano al primo aggiornamento. Il bottone della pagina contatti è diverso da quello della home, i titoli hanno tre dimensioni diverse senza motivo. Un sistema di design definisce una volta sola colori, caratteri, spaziature e componenti, e poi le pagine si compongono con quei pezzi. Il vantaggio si vede fra due anni, quando serve una pagina nuova e la si costruisce in un'ora restando coerenti.
Sui colori e sui caratteri non partiamo da zero se avete già un'identità, perché si parte dal marchio e dalle vostre foto vere. Quando l'identità manca o è invecchiata, è un lavoro a parte, che trattiamo nel branding.
Mobile-first non è "poi lo adattiamo"
La maggioranza delle visite a un sito aziendale arriva dal telefono, e il telefono è il vincolo più stretto, con meno spazio, più fretta e spesso una connessione peggiore. Progettare prima la versione stretta obbliga a decidere cosa conta, e la versione larga viene da sé. Fare il contrario porta al risultato che si vede ovunque, cioè un desktop curato e un mobile in cui il pulsante importante finisce sotto tre schermate di scorrimento.
L'accessibilità si decide qui, non dopo
Contrasto dei colori, dimensione dei testi, campi dei moduli con l'etichetta giusta, navigazione da tastiera. Sono tutte scelte di progetto. Prenderle nella fase di UI costa zero. Rimediarle su un sito già fatto significa rimettere le mani su ogni pagina. Per molte aziende è una questione di qualità, per altre è un obbligo di legge con una scadenza. La differenza la stabiliamo in discovery, e il tema completo sta nella pagina accessibilità siti web.
Dalla progettazione alla realizzazione del sito
Finito il progetto, il sito va costruito. Qui si decidono tecnologia, prestazioni e quanto sarete autonomi dopo.
La base tecnica: WordPress, su misura o e-commerce
WordPress conviene quando dovete aggiornare i contenuti da soli e serve un ecosistema di funzioni già pronte. Uno sviluppo su misura conviene quando le prestazioni pesano, quando ci sono integrazioni con gestionali e magazzini, o quando il sito fa cose che un CMS generalista gestisce male. Se c'è da vendere online il discorso cambia ancora e si entra nel campo dell'e-commerce.
La velocità si costruisce, non si aggiunge
Un sito aziendale lento perde contatti su mobile prima ancora di essere letto, e le prestazioni sono uno dei pochi elementi che Google misura direttamente sull'esperienza reale delle persone. Su questo lavoriamo in fase di costruzione, non dopo, con immagini nel formato giusto, script di terze parti tenuti a bada e tempi di caricamento controllati pagina per pagina. Recuperare velocità su un sito già pubblicato si può, ma è sempre un intervento più lungo e più caro, come raccontiamo nella pagina sulla velocità WordPress.
Autonomia: chi aggiorna il sito dopo
Un sito che richiede di chiamare l'agenzia per cambiare un numero di telefono è un sito progettato male. Consegniamo con i contenuti modificabili da voi dove ha senso che lo siano, e con una mezza giornata di affiancamento per chi dovrà metterci le mani. Se il sito deve parlare più lingue, la scelta va fatta adesso e non dopo, perché aggiungere il multilingua a cose fatte è una delle rilavorazioni più costose che esistano.
| Base | Quando conviene | Chi aggiorna i contenuti | Il punto debole |
|---|---|---|---|
| WordPress | Contenuti che cambiano spesso e devono essere aggiornati da voi, senza chiamare nessuno. | Chiunque in azienda, dopo mezza giornata di affiancamento. | Va mantenuto: aggiornamenti, plugin, sicurezza. Senza manutenzione si degrada. |
| Sviluppo su misura | Prestazioni che contano, integrazioni con gestionale o magazzino, logiche che un CMS generalista gestisce male. | Le parti editabili le decidiamo in progetto, il resto lo tocca chi sviluppa. | Costa di più all'inizio e vincola alla competenza di chi lo ha scritto. |
| E-commerce | Si vende online: catalogo, carrello, pagamenti, spedizioni, fatturazione. | Prodotti e ordini in autonomia, il resto è configurazione. | È un progetto a sé, con regole proprie su prezzi, IVA e resi. |
Dominio e hosting: le due scelte che nessuno vi spiega
Il nome a dominio è vostro, non di chi ve lo registra
È la cosa che controlliamo per prima quando un'azienda ci chiede di rifare il sito, ed è anche quella che troviamo sbagliata più spesso. Il dominio è intestato all'agenzia precedente, al cugino che aveva fatto il sito nel 2011, o a un indirizzo di posta che non esiste più. Finché è così non siete proprietari di niente, e al primo disaccordo il sito si ferma.
La regola che applichiamo non cambia mai. Il dominio resta intestato a voi, con i vostri dati, e noi teniamo le chiavi per lavorarci. Sul nome vale la pena spendere un pensiero in più, scegliendolo corto, dicibile al telefono senza doverlo compitare e senza trattini se si può evitare. Una volta scelto va difeso, perché scaduto per distrazione si ricompra a caro prezzo. Lock del trasferimento, DNSSEC e monitoraggio delle scadenze sono la protezione del dominio.
Cosa serve davvero da un hosting
Non la quantità di spazio, che praticamente nessun sito aziendale riesce a riempire. Servono altre tre cose. Che sia veloce a rispondere, che qualcuno risponda anche a voi quando qualcosa non va, e che i backup esistano e siano ripristinabili. Il resto dei numeri sulle schede prodotto degli hosting economici è marketing.
La scelta si fa in progetto perché condiziona quello che si può costruire. Certi hosting non permettono le cose che servono a un sito veloce, e ci si accorge quando ormai è tardi. Le nostre configurazioni stanno nelle pagine hosting gestito e hosting professionale in Italia e UE.
Certificato, posta e le cose che si scoprono il giorno del lancio
Il certificato HTTPS oggi è dato per scontato e infatti nessuno lo controlla, finché scade di domenica. La posta aziendale è il problema gemello. Sposti il sito e smettono di arrivare le mail, perché il dominio serviva anche a quello e da nessuna parte era scritto. Nella nostra checklist di migrazione questi due punti stanno prima del design, e non è un caso.
Privacy, cookie e GDPR: parte del progetto, non un adempimento
Cosa deve esserci prima di andare online
Informativa privacy che descriva i trattamenti veri di quel sito e non un modello copiato, informativa cookie coerente con gli script effettivamente presenti, e per ogni modulo una base giuridica dichiarata. Sono documenti che vanno scritti sul progetto, quindi si preparano quando la struttura è decisa e non la sera prima del lancio. Il quadro completo sta nella pagina GDPR compliance.
Il banner cookie fatto come si deve
Un banner che compare ma lascia partire gli script prima del consenso non serve a niente, anzi peggiora la situazione. Dichiara di chiedere il permesso e intanto ha già raccolto i dati. Il punto tecnico è il blocco preventivo, cioè che statistiche, mappe, video incorporati e pixel pubblicitari restino spenti finché la persona non sceglie. Va progettato insieme alle analitiche, non appiccicato dopo. Come lo impostiamo è descritto nella pagina sul banner cookie.
Moduli di contatto e dati che arrivano
Ogni modulo del sito raccoglie dati personali, anche solo un nome e una mail. In progetto si decidono tre punti. Quali campi servono, dove finiscono i dati e per quanto restano lì. Chiedere meno campi è insieme la scelta più corretta e quella che porta più contatti. Sulla sicurezza del contorno, dagli accessi ai backup, il riferimento è la pagina web security e GDPR.
SEO e contenuti: la parte che decide se il sito verrà trovato
La struttura nasce dalle ricerche, non dall'organigramma
Un sito bello che nessuno trova è un costo, non un investimento. Per questo la struttura delle pagine la decidiamo guardando cosa cerca davvero il vostro mercato. Le pagine nascono dalle domande delle persone, e questo è un lavoro che si fa in progettazione, quando spostare una sezione costa cinque minuti, non dopo la messa online.
Il metodo è noioso e funziona. Si raccolgono le ricerche reali con i loro volumi, si raggruppano per intenzione, e ogni gruppo diventa una pagina. Da lì escono anche i titoli, che a quel punto smettono di essere creativi e diventano la domanda, scritta come la scrive chi cerca. È il lavoro che sta dietro al posizionamento sui motori di ricerca.
Titoli, descrizioni e dati strutturati
Ogni pagina ha un titolo e una descrizione che compaiono nei risultati di ricerca. Sono la vetrina, e vanno scritti uno per uno. Sotto ci sono la gerarchia delle intestazioni, che deve restare leggibile, e i dati strutturati, che spiegano ai motori cosa rappresenta la pagina. Su un sito nuovo non sono opzionali, sono il minimo tecnico. La parte completa sta nella SEO tecnica on-site.
Se sostituite un sito esistente: i reindirizzamenti
È il punto in cui si perde più posizionamento in assoluto, e succede sempre nello stesso modo. Gli indirizzi cambiano e i vecchi non vengono mappati sui nuovi. Il traffico crolla la settimana dopo il lancio e ci vogliono mesi per recuperarlo, quando si recupera. Il piano va preparato prima di andare online e verificato uno per uno, come raccontiamo nella migrazione SEO.
I contenuti sono la variabile che allunga i tempi
Testi, foto dei lavori e dati aziendali arrivano da voi. Se non partono presto, il progetto aspetta, ed è quasi sempre questo il motivo per cui un sito esce con tre mesi di ritardo. Quando serve li produciamo noi, dalla fotografia alla scrittura delle pagine con il copywriting SEO.
La checklist dei controlli prima di andare online
Quello che verifichiamo su ogni sito il giorno prima del lancio. Se ne salta anche uno, il problema si scopre dopo e costa di più.
- Reindirizzamenti dal vecchio sito verificati uno per uno, non a campione
- Moduli di contatto provati con un invio vero e la ricezione controllata in casella
- Certificato attivo e tutto il sito servito in HTTPS, senza contenuti misti
- Titolo e descrizione scritti su ogni pagina, nessuno duplicato
- Dati strutturati validati, non solo inseriti
- Sitemap generata e inviata a Search Console e a Bing
- robots.txt che non blocca niente di importante
- Analitiche e obiettivi di conversione collegati e testati con un evento reale
- Banner cookie che blocca davvero gli script prima del consenso
- Prove su un telefono vero, non solo nel simulatore del browser
- Pagina 404 scritta apposta, con le strade per tornare indietro
- Backup automatico attivo dal primo giorno, con un ripristino provato
Pubblicazione, misura, formazione e manutenzione
I numeri che dicono se ha funzionato
La messa online non è la fine del progetto, è il primo giorno di vita del sito. Nelle settimane successive si guarda cosa succede, e sono quei numeri a chiudere le discussioni che altrimenti si fanno a opinioni. Le misure che contano su un sito aziendale sono poche e vanno collegate prima del lancio, non dopo. Come le impostiamo sta nella pagina web analytics.
L'affiancamento a chi metterà le mani
Consegnare le credenziali non è formazione. Serve mezza giornata con la persona che dovrà aggiornare il sito, sul sito vero, facendo le cose che farà davvero. Cambiare un testo, caricare una foto, pubblicare una notizia, controllare da dove arrivano i contatti. Chi ha bisogno di andare più a fondo lo fa con i percorsi di formazione.
La manutenzione che evita le telefonate di emergenza
Per un sito aziendale non è opzionale. Servono aggiornamenti, copie di sicurezza, controllo dei moduli di contatto, certificato, monitoraggio dei tempi di risposta. È il lavoro meno visibile e quello che tiene in piedi tutto il resto, e lo copriamo con i contratti di assistenza e la manutenzione continuativa.
- Da dove arrivano Ricerca, campagne, social, link di altri siti: quale canale porta persone e quale no.
- Cosa leggono Le pagine che tengono davvero l'attenzione e quelle che nessuno apre mai.
- Quanti contattano Moduli inviati, telefonate partite dal sito, richieste di preventivo.
- Su cosa vi trovano Le ricerche che portano impressioni e clic, e quelle su cui siete invisibili.
Gli errori che fanno rifare il sito dopo due anni
Li vediamo sempre uguali, in aziende diverse. Nessuno di questi è un errore tecnico. Sono tutti errori di progetto.
- 01
Partire dal tema invece che dalle domande
Si sceglie un modello perché è bello, poi si riempiono le pagine che il modello prevede. Il risultato è un sito che parla di quello che il tema sapeva mostrare, non di quello che i clienti cercano.
- 02
Rimandare i contenuti
Testi, foto e dati arrivano per ultimi, di fretta, scritti da chi ha tempo invece che da chi sa. È la causa numero uno dei progetti che slittano di mesi.
- 03
Cambiare tutti gli URL senza reindirizzamenti
Il sito nuovo va online e il traffico crolla. Non è il design: sono gli indirizzi vecchi che ora rispondono pagina non trovata, e le posizioni guadagnate in anni che si azzerano in una settimana.
- 04
Progettare per il capo invece che per il cliente
Le decisioni si prendono in base ai gusti di chi paga. Ma chi paga non è chi comprerà, e le due navigazioni sono diverse. Conta solo la seconda.
- 05
Consegnare un sito che nessuno sa aggiornare
Nessuno in azienda è stato formato, la documentazione non esiste, l'unica persona che sapeva metterci le mani è andata via. Dopo un anno il sito è fermo e sembra vecchio.
- 06
Considerare il lancio la fine del progetto
Il sito va online, si spegne la luce e non si guarda più niente. Sei mesi dopo nessuno sa dire se ha portato un contatto, e la discussione torna a essere sui colori.
Portali web e progetti su misura
Non tutto quello che si chiama sito è un sito. Quando ci sono aree riservate, cataloghi con migliaia di schede, listini differenziati per cliente, collegamenti con il gestionale o funzioni che gli utenti usano come uno strumento di lavoro, si parla di portale. Cambia la progettazione, cambiano i tempi e cambia il modo di dividere il lavoro in fasi.
Sito e portale sono due progetti diversi
La differenza pratica è che un portale ha utenti che tornano e che devono fare qualcosa, mentre un sito ha visitatori che devono capire qualcosa. Cambia tutto di conseguenza. Nel sito si progettano pagine, nel portale si progettano operazioni. Ne trattiamo nelle pagine su portali verticali e applicazioni web.
Come si spezza un progetto grande
Un portale non si consegna tutto insieme dopo un anno di silenzio. Si divide in blocchi che funzionano da soli, si mette in mano a chi lo userà il primo blocco utile, e si corregge la rotta con quello che si impara. Costa uguale e sbaglia molto meno, perché le cose che non tornano vengono fuori al secondo mese invece che al dodicesimo.
Le domande che ci fanno tutti
Qual è la differenza tra progettazione e realizzazione di un sito web?
La progettazione decide cosa deve fare il sito e come sarà organizzato: obiettivi, struttura delle pagine, percorsi dell'utente, aspetto grafico. La realizzazione è la fase successiva, in cui quel progetto diventa un sito funzionante: si scrive il codice, si carica il contenuto, si collega il CMS. Sono due mestieri diversi e si possono comprare separatamente. Chi salta la prima e va dritto alla seconda, di solito rifà il sito due anni dopo.
Quanto tempo serve per progettare e realizzare un sito?
La sola progettazione sono cinque settimane tipiche. Aggiungendo sviluppo, contenuti e messa online, un sito aziendale di media complessità sta di norma tra i due e i quattro mesi dal via. I tempi si allungano quasi sempre per un motivo solo: i contenuti. Testi, foto e dati aziendali che devono arrivare da voi sono la variabile che decide davvero il calendario.
Da cosa dipende il costo della progettazione di un sito web?
Dal numero di pagine e di modelli diversi da disegnare, da quanto lavoro serve sui contenuti, dalle lingue, dalle integrazioni con i vostri sistemi e dal fatto che si parta da zero o da un sito esistente. Niente listini standard: facciamo una call di 30 minuti per capire il perimetro, poi mandiamo un preventivo scritto entro 48 ore.
Che differenza c'è tra wireframe, mockup e prototipo?
Il wireframe è lo schema della pagina senza grafica: dice cosa c'è e in che ordine. Il mockup è la stessa pagina con colori, caratteri e immagini definitivi: mostra come sarà. Il prototipo è il mockup reso cliccabile: si naviga come se fosse il sito, prima che esista. Servono in quest'ordine, e servono tutti e tre perché rispondono a domande diverse: cosa, come, e funziona davvero.
Posso far progettare il sito da voi e svilupparlo da un'altra agenzia?
Sì, ed è un caso che gestiamo spesso. Alla fine della progettazione ricevete il file Figma sorgente, i design token e la specifica dei componenti: materiale che qualsiasi sviluppatore competente sa leggere. Il design è vostro, senza vincoli. Vale anche il contrario: possiamo sviluppare su un progetto grafico fatto da altri.
Serve rifare il sito da zero o si può ripartire da quello esistente?
Dipende da cosa regge. Se la struttura dei contenuti ha senso e il problema è solo l'aspetto, spesso conviene un restyling. Se invece il sito non risponde alle domande giuste, non è indicizzato bene o è costruito su una base che non si può mantenere, rifarlo costa meno che rattopparlo. La discovery serve anche a stabilire questo, prima di spendere.
Il sito lo fate in WordPress o su misura?
Tutte e due, secondo il caso. WordPress conviene quando dovete aggiornare spesso i contenuti in autonomia e serve un ecosistema di funzioni già pronto. Uno sviluppo su misura conviene quando le prestazioni contano molto, quando ci sono integrazioni con gestionali o quando il sito ha logiche che un CMS generalista gestisce male. La scelta la facciamo in progettazione, non prima.
Chi scrive i testi del sito?
Nella maggior parte dei progetti la materia prima arriva da voi, perché il mestiere lo conoscete voi: cosa fate, per chi, cosa vi chiedono i clienti. La riscrittura per il web la facciamo noi, ed è un lavoro diverso dallo scrivere bene: significa mettere la risposta in apertura, tenere le frasi corte e far coincidere i titoli con le domande reali. Se preferite non pensarci, ce ne occupiamo interamente con il copywriting SEO.
Il dominio e l'hosting sono compresi nel progetto?
Sono voci separate, ma le gestiamo noi se volete. La regola su cui non transigiamo è che dominio e hosting restino intestati a voi: siete voi il proprietario, noi abbiamo le chiavi per lavorarci. Se oggi il dominio è registrato a nome di qualcun altro, quello è il primo problema da sistemare, prima ancora di parlare di grafica.
Il sito sarà a norma GDPR e accessibile?
La parte privacy e cookie fa parte del progetto: informative, banner che tiene spenti gli script finché non c'è il consenso, moduli con la base giuridica giusta. Sull'accessibilità dipende da chi siete: per molte aziende private è una scelta di qualità, per altre è un obbligo di legge con scadenze precise. Lo stabiliamo in discovery, perché progettare accessibile dall'inizio costa una frazione di quanto costa rimediare dopo.
Cosa devo preparare prima di iniziare?
Tre cose, e sono sempre le stesse: chi decide (una persona sola che dà l'ultima parola, non un comitato), cosa deve succedere sul sito perché lo consideriate riuscito, e il materiale che avete già, anche disordinato: logo in formato originale, foto, cataloghi, listini, vecchi testi. Il resto lo tiriamo fuori noi nelle interviste.
Dopo il lancio posso aggiornare il sito da solo?
Sì, ed è il modo in cui consegniamo di default: le parti che ha senso cambiare spesso restano modificabili da voi, e c'è mezza giornata di affiancamento per chi dovrà farlo. Quello che resta a noi è il lavoro che non si vede: aggiornamenti, copie di sicurezza, controllo dei moduli, monitoraggio. Lo copriamo con i contratti di assistenza.
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