Cos’è Google Ad Grants
Google Ad Grants è il programma di Google for Nonprofits che regala alle organizzazioni non profit un credito pubblicitario mensile da spendere in campagne sulla rete di ricerca. In parole semplici: la tua ONLUS compare tra i risultati sponsorizzati di Google quando qualcuno cerca temi legati alla tua missione, e il conto lo paga Google.
Il credito arriva fino a 10.000 dollari al mese (policy Google, verificata ad agosto 2026). Non è un rimborso e non è una prova a tempo: è budget vero, rinnovato ogni mese per tutto il tempo in cui l’organizzazione resta dentro i requisiti del programma. Lo trovate chiamato anche Google Grants, o Google Adwords Grants nelle guide più vecchie, ma il programma è lo stesso.
C’è però un equivoco da chiarire subito, perché è quello che genera più delusioni: Ad Grants non è “pubblicità su Google gratis” nel senso di gratis e senza pensieri. È un account Google Ads con regole più strette di quelle di un account a pagamento. Chi lo tratta come un regalo da riscuotere e dimenticare in genere lo perde nel giro di pochi mesi.
Google Ad Grants in numeri
Google Ad Grants mette a disposizione fino a 10.000 dollari al mese di credito, l’equivalente di circa 329 dollari al giorno, senza costi di partecipazione e senza scadenza (policy Google, agosto 2026). Le cifre del programma, in fila:
| Voce | Valore |
|---|---|
| Credito mensile massimo | 10.000 $ |
| Valore potenziale annuo | 120.000 $ |
| Credito medio giornaliero | circa 329 $ |
| Costo di partecipazione | zero |
| Durata | permanente, finché l’account resta conforme |
| Dove si spende | solo rete di ricerca Google |
C’è poi un dato che vale più delle cifre: in Italia il programma lo conoscono in pochi. L’ISTAT conta 368.367 istituzioni non profit attive (Censimento permanente, dato al 31 dicembre 2023), ma quelle che usano Ad Grants sono una frazione minuscola. Chi lo attiva oggi gioca in un campo quasi vuoto: le keyword legate alla missione costano poco e la concorrenza tra organizzazioni è rara.
Ad Grants e Google Ads a confronto
Google Ad Grants e un account Google Ads a pagamento girano sullo stesso motore, con le stesse aste e le stesse keyword. Cambiano due cose: chi mette i soldi e quante regole devi rispettare per restare nel programma.
| Google Ad Grants | Google Ads a pagamento | |
|---|---|---|
| Chi paga | Tu | |
| Tipi di campagna | Solo Search o Performance Max | Tutti |
| Reti disponibili | Ricerca; su Performance Max Google avverte che l’inventory potrebbe non essere tutta idonea | Ricerca, display, YouTube, Shopping, PMax |
| Posizione annunci | Sotto gli inserzionisti paganti | In base all’asta |
| CTR minimo richiesto | 5% mensile a livello di account | Nessuno |
| Quality Score | Le keyword con punteggio 1 o 2 vanno messe in pausa o rimosse | Nessun vincolo formale |
| Struttura minima | 2 gruppi di annunci per campagna, 2 sitelink unici, geo-targeting specifico | Libera |
| Offerte | Solo strategie automatiche basate sulle conversioni, con tetto di programma a 2 $ | Libere |
| Chi può usarlo | Solo non profit verificate | Chiunque |
Chi può richiedere Google Ad Grants
Google Ad Grants è riservato alle organizzazioni non profit riconosciute e verificate come tali. In Italia parliamo di:
- ONLUS e organizzazioni di volontariato
- APS, associazioni di promozione sociale
- ETS iscritti al RUNTS, il registro unico del terzo settore
- fondazioni senza scopo di lucro
Restano fuori, per policy di Google: enti e organizzazioni governative, ospedali e organizzazioni sanitarie, scuole, istituti accademici e università (per questi ultimi esiste il programma separato Google for Education). Due precisazioni che fanno la differenza in pratica: le fondazioni e le divisioni benefiche collegate a un’organizzazione sanitaria sono ammesse, e lo stesso vale per il braccio filantropico di un ente di formazione.
Oltre alla natura dell’ente servono due cose pratiche: un sito web funzionante, sicuro e di qualità, che Google verifica prima di concedere il grant, e la verifica dello status non profit tramite Goodstack, il partner che oggi controlla i documenti per conto di Google for Nonprofits. Storicamente questo ruolo era di TechSoup: se una guida vi manda ancora lì, è datata.
Sul sito Google è più severo di quanto ci si aspetti. L’organizzazione deve avere il controllo amministrativo del dominio, tutto il sito deve stare su HTTPS senza contenuti misti, i contenuti devono essere originali e sostanziali (niente pagine in costruzione, niente informazioni chiave affidate solo a PDF), la missione deve essere spiegata in chiaro, i link e i pulsanti di donazione devono funzionare e l’esperienza da telefono deve reggere. Un mito da smontare: il dominio .org non è obbligatorio, vanno benissimo .it, .com e gli altri.
Come funziona il credito
Il credito Ad Grants si spende in campagne sulla rete di ricerca, gli annunci testuali che compaiono quando qualcuno cerca qualcosa su Google, e in campagne Performance Max. In fase di creazione della campagna Google offre esattamente questi due tipi e nient’altro. Su Performance Max Google aggiunge un avviso esplicito: le campagne Grants potrebbero non essere idonee a servire su tutto l’inventory disponibile, senza specificare quali reti restino fuori.
In giro si legge il contrario, quindi conviene chiarirlo: gli annunci dinamici (DSA) non sono una strada, ma non perché una regola Ad Grants li vieti. Sono in dismissione su tutto Google Ads: da settembre 2026 non si possono più creare nuove campagne DSA, e da febbraio 2027 parte il sunset con l’upgrade automatico ad AI Max. Chi oggi progetta un account Grants attorno ai DSA sta costruendo su una funzione che sparisce.
Il meccanismo è lo stesso di Google Ads: scegli le parole chiave, scrivi gli annunci, definisci le pagine di destinazione, e quando qualcuno cerca quei temi il tuo annuncio partecipa all’asta. Con tre differenze importanti rispetto agli account a pagamento:
- Gli annunci Grants compaiono sotto quelli degli inserzionisti paganti. Sulle ricerche molto commerciali lo spazio rimasto è poco. Sulle ricerche informative legate alla missione, dove i paganti non ci sono, il grant lavora benissimo.
- Il credito non speso non si accumula. Ogni mese riparte il plafond: quello che non usi a gennaio non lo ritrovi a febbraio. Non esiste però nessun obbligo di spesa: nessuno vi toglie il grant perché avete speso poco.
- I 329 $ al giorno sono un tetto, non una garanzia. È il limite dell’intero account, da dividere fra tutte le campagne, ed è l’equivalente giornaliero dei 10.000 $ mensili. Quanto si spende davvero dipende da offerte, concorrenza sulle keyword, qualità degli annunci e volume di ricerca. Per gli account in euro, poi, il controvalore oscilla con il cambio.
È il motivo per cui la strategia keyword di un account Grants è diversa da quella di un account commerciale: si punta su ricerche legate alla causa, ai temi, alle domande delle persone, non sulle keyword da battaglia.
Che aspettative avere sulle impression perse
Mettiamolo in chiaro prima di partire, perché è la discussione che torna a ogni report. Nella gestione reale di account Grants vediamo che la maggior parte delle impression perse non dipende da errori di setup: dipende dalla posizione strutturale del programma, cioè dal fatto che gli annunci del grant escono dopo quelli dei paganti. Quando una campagna “non spinge”, nove volte su dieci la diagnosi non è un blocco, una penalizzazione o una configurazione sbagliata: è il programma che funziona così. Sapere che quella quota di perdita è fisiologica evita di stravolgere un account che sta lavorando bene.
Discorso simile per l’avvio. Le campagne Grants nuove partono lentissime: prima che ci siano dati sufficienti a giudicarle passano settimane. L’errore più comune che vediamo è spegnerle o rifarle da capo dopo pochi giorni di silenzio, azzerando ogni volta l’apprendimento delle strategie automatiche.
Come si scelgono le keyword giuste per un account Grants
Su un account Ad Grants funzionano le keyword di missione e di bisogno, cioè le ricerche informative legate alla causa dell’organizzazione, mentre le keyword commerciali generiche bruciano CTR e non portano nulla. La logica è rovesciata rispetto a un account a pagamento, e su un esempio concreto si capisce meglio.
Prendiamo un’associazione che gestisce doposcuola gratuiti per famiglie in difficoltà. L’istinto porterebbe su keyword come “doposcuola”, secca e generica. Sbagliato tre volte: è una parola sola (vietata dal programma), intercetta anche chi cerca doposcuola a pagamento (CTR destinato a crollare) e compete con inserzionisti commerciali che stanno sopra di noi per costruzione.
Le keyword che funzionano in un account Grants sono quelle di missione e di bisogno:
- “doposcuola gratuito per famiglie” e varianti con la città
- “aiuto compiti bambini gratis”
- “sostegno scolastico famiglie in difficoltà”
- “come funziona il doposcuola comunale”, su cui costruire una pagina informativa
- le ricerche sul nome dell’associazione e dei suoi progetti, che da sole tengono alto il CTR di tutto l’account
Sul divieto delle keyword di una sola parola c’è una precisazione che in Italia pesa parecchio. Le eccezioni ammesse sono tre categorie (il proprio marchio, le patologie riconosciute, gli acronimi) più una lista chiusa di dieci termini: charity, charities, donate, donation, ngo, ngos, nonprofit, nonprofits, volunteer, volunteering. Sono tutti in inglese. Non esiste un elenco equivalente per beneficenza, donazione o volontariato, quindi per un ente italiano la lista è di fatto inutilizzabile e la regola vale sempre. Da notare invece che i termini con trattino, punto o caratteri speciali non vengono trattati come parole singole.
Le regole pratiche che applichiamo su ogni account:
- Ogni gruppo di annunci copre un solo tema, con annunci scritti su quel tema e una landing dedicata. Il Quality Score si costruisce così, non con i trucchi.
- Le keyword a corrispondenza inversa vanno messe subito, non dopo il primo mese di dati: “lavoro”, “stipendio”, “corso a pagamento” e tutto ciò che attira clic fuori missione. Utile ricordare che una keyword inserita senza formattazione parte a corrispondenza generica, ed è da lì che entrano i clic fuori tema.
- Il brand fa da zavorra positiva: una campagna sul nome dell’organizzazione ha CTR altissimo e compensa le campagne informative, che fisiologicamente ne hanno meno.
Poi c’è una cosa che nessuna guida racconta: le keyword di una sola parola rientrano da sole anche negli account gestiti, tipicamente il nome della categoria dell’ente aggiunto in fretta o suggerito dall’interfaccia. Vanno cercate e messe in pausa periodicamente, non solo al momento del setup. Fra l’altro Google pausa le keyword in violazione in automatico e senza avvisare: le modifiche si vedono solo nella cronologia delle modifiche dell’account.
E la coda lunga?
In un account a pagamento la coda lunga, cioè tutte quelle ricerche rare e specifiche che nessuno metterebbe a mano in una lista keyword, si copriva storicamente con i DSA. Siccome i DSA non sono una strada percorribile, su Grants la coda lunga si copre con Performance Max: espansione dell’URL attiva e temi di ricerca costruiti sulla causa dell’organizzazione. È l’uso corretto di PMax su un account Grants, cioè come complemento di una base Search ben strutturata, non come sostituto.
I requisiti per non perdere il grant
Il grant resta attivo solo finché l’account rispetta le regole del programma: CTR di account almeno al 5% ogni mese, keyword con Quality Score 1 o 2 in pausa, geo-targeting specifico, due sitelink unici, conversion tracking con almeno una conversione al mese e risposta alla survey annuale. È qui che casca la maggior parte delle organizzazioni. Punto per punto:
- CTR minimo del 5% a livello di account, ogni mese. È una soglia di account, non di singola keyword. Due mesi consecutivi sotto la soglia e l’account viene disattivato temporaneamente, non chiuso: si rientra chiedendo la riattivazione con il CTR di nuovo sopra il 5%.
- Keyword con Quality Score 1 o 2 in pausa o rimosse. Le keyword che mostrano un trattino al posto del punteggio sono esenti dalla regola e non vengono monitorate: se impostate una regola automatica, la condizione corretta è punteggio di qualità minore di 3 con la casella dei trattini deselezionata.
- Niente keyword di una sola parola (salvo le eccezioni ammesse) e niente keyword troppo generiche.
- Struttura minima obbligatoria: almeno 2 gruppi di annunci per campagna e almeno 2 sitelink unici, che devono puntare a pagine specifiche e non alla home. Sugli annunci, invece, non esiste un obbligo di averne due per gruppo: la documentazione Google consiglia oggi un annuncio adattabile per gruppo con Ad Strength buona o ottima, con un massimo di tre attivi.
- Geo-targeting specifico e coerente con dove opera l’organizzazione. Non è un consiglio: la sua assenza è una delle cause esplicite di disattivazione, alla pari dei sitelink mancanti. Mostrare gli annunci in tutto il mondo ha senso in casi rarissimi.
- Conversion tracking configurato e funzionante, con almeno una conversione registrata al mese. Valgono donazioni, acquisti, biglietti, iscrizioni, moduli di contatto, firme, chiamate. Non valgono come conversioni il tempo sul sito e le visite alla home: si possono tracciare, ma vanno tenuti fuori dalla colonna Conversioni, nella categoria Altro.
- Solo strategie di offerta automatiche basate sulle conversioni per gli account aperti dal 22 aprile 2019 in poi: Massimizza le conversioni, Massimizza il valore di conversione, CPA target o ROAS target. Il CPC manuale non è una strategia conforme, e le campagne fuori regola vengono cambiate d’ufficio da Google.
- Tetto di offerta di programma a 2 $. Si supera solo con Massimizza le conversioni, CPA target o ROAS target, e solo se le prestazioni dell’account lo giustificano. Con Massimizza i clic, che resta un buon punto di partenza quando non ci sono ancora dati, il tetto resta.
- Survey annuale del programma. Google invia periodicamente un questionario e pretende una risposta ragionata: non rispondere è una causa autonoma di disattivazione. Conviene verificare che l’indirizzo email di notifica sia attivo e che le comunicazioni del programma non finiscano in un contatto che nessuno legge.
C’è poi un passaggio di setup che quasi nessuna guida italiana cita: quando si crea una campagna Search su Grants bisogna deselezionare la rete Display e i partner di ricerca, perché le campagne del programma sono idonee solo all’inventory Search.
Nessuno di questi punti è difficile in sé. Il problema è che vanno presidiati tutti, ogni mese. Il CTR va controllato, le keyword deboli pausate, gli annunci rinfrescati, le ricerche fuori tema escluse. Lasciato fermo, l’account scende sotto i requisiti da solo, semplicemente perché le ricerche delle persone cambiano e le keyword che funzionavano a marzo a settembre portano clic sbagliati. Un account trovato in violazione, poi, può essere sospeso in automatico e senza nessun preavviso.
L’ottimizzazione che sposta di più i risultati
Se dovessimo indicare una cosa sola da guardare per prima su un account Grants che gira ma non produce, non sarebbe il budget e nemmeno le keyword: sarebbero gli obiettivi di conversione. Nella gestione reale il caso più frequente è un account con decine di azioni di conversione tutte impostate come principali, accumulate negli anni: clic sul telefono, visualizzazioni di pagina, scroll, invii di form doppioni. Il risultato è che l’algoritmo ottimizza sul rumore, cioè su clic generici facili da ottenere, invece che sull’azione che conta davvero per l’organizzazione.
Fare pulizia, tenere principale solo ciò che rappresenta un risultato vero e spostare tutto il resto in secondario, è l’intervento che nella nostra esperienza sposta di più i risultati, e non costa un euro di budget. Google stessa lo segnala dal lato opposto: se il numero di conversioni si avvicina al numero di clic, il tracciamento sta contando qualcosa che non è una conversione, ed è una violazione.
Nel non profit succede spesso che l’azione finale avvenga su un dominio di terzi, per esempio un portale di donazioni esterno o una piattaforma pubblica. In quei casi la conversione vera non è tracciabile e si ottimizza su un proxy, tipicamente un clic in uscita qualificato verso il dominio finale. Non è la stessa cosa e all’organizzazione va detto chiaramente, ma è meglio che ottimizzare alla cieca.
Come si richiede Google Ad Grants passo passo
La trafila completa richiede in genere da 2 a 6 settimane. I passaggi sono cinque:
- Controllo dei requisiti di idoneità. Si verifica che la forma giuridica rientri fra quelle ammesse per l’Italia: associazione, fondazione, cooperativa sociale, ONLUS, ONG registrata presso il MAECI, organizzazione religiosa o altra organizzazione non profit.
- Richiesta dell’account Google for Nonprofits. Si parte da google.com/nonprofits, il portale Google per il non profit, e si compila la domanda con i dati e i documenti dell’ente.
- Verifica Goodstack. Goodstack è il partner di convalida di Google e controlla che l’organizzazione sia davvero non profit e che chi fa la richiesta ne faccia parte. Può chiedere documenti aggiuntivi. Tempi dichiarati: 2-14 giorni lavorativi. È il passaggio che fino a poco tempo fa passava da TechSoup, motivo per cui gran parte delle guide italiane in circolazione descrive una procedura che non esiste più.
- Attivazione di Ad Grants. Una volta approvato l’account Google for Nonprofits, i prodotti si attivano uno alla volta: Ad Grants va richiesto separatamente da Workspace, da YouTube Nonprofit e dagli altri. Attenzione a un errore classico e costoso: non bisogna creare prima un account Google Ads a pagamento. Sarà l’assistenza Ad Grants a invitare l’organizzazione sull’account corretto, e le spese fatte per errore su un account a pagamento non vengono rimborsate.
- Verifica del sito web e costruzione del primo account conforme. Google controlla che il sito sia attivo, interamente in HTTPS, con contenuti propri e una descrizione chiara della missione. Poi si costruisce l’account: campagne, gruppi di annunci, sitelink, geo-targeting, reti deselezionate, tracking. Deve nascere già dentro le regole, perché la revisione iniziale boccia gli account impostati male.
Dal kick-off alle prime campagne attive passano in genere 4-8 settimane in tutto. A cui vanno aggiunte, mentalmente, le prime settimane di rodaggio delle campagne: il grant non produce numeri interessanti il giorno dopo l’attivazione.
Perché molte organizzazioni perdono il grant
Le organizzazioni perdono Google Ad Grants quasi sempre per non conformità alle regole del programma, non per scarsi risultati. Nella nostra esperienza chi attiva il grant da solo e poi lo lascia fermo arriva alla prima disattivazione nel giro di pochi mesi, e le cause si ripetono:
- CTR sotto il 5% per due mesi di fila, di solito per keyword generiche scelte all’inizio e mai riviste
- keyword con Quality Score 1 o 2 lasciate attive
- annunci scaduti o rifiutati mai sostituiti
- tracking rotto dopo un aggiornamento del sito, che nessuno si accorge di dover sistemare
- geo-targeting mai impostato, o lasciato su tutto il mondo dalla procedura guidata
- survey annuale del programma ignorata, spesso perché la mail è arrivata a un indirizzo che nessuno presidia
- funzionalità non ammesse attivate per sbaglio, tipicamente seguendo i suggerimenti automatici di Google pensati per gli account a pagamento
Sul tracking serve un avvertimento in più, perché è il guasto più insidioso di tutti: si rompe in silenzio. Nel non profit il sito è quasi sempre gestito da qualcun altro, il team interno dell’ente o un fornitore storico, e un aggiornamento del sito o un cambio di form basta a far sparire l’evento di conversione. Non arriva nessun errore, non si accende nessun allarme: semplicemente i numeri smettono di salire e nessuno se ne accorge per mesi, mentre l’account resta tecnicamente fuori policy perché non registra la conversione mensile richiesta. Il controllo “zero conversioni nel mese” esiste esattamente per questo.
Anche l’ultimo punto merita una sottolineatura: i consigli automatici dentro l’interfaccia di Google Ads non sanno di parlare con un account Grants. Applicarli a occhi chiusi, per esempio attivando i suggerimenti di espansione, è uno dei modi più rapidi per violare le policy del programma.
Le regole di gestione che evitano i guai
Tre abitudini evitano quasi tutti gli incidenti su un account Grants. Sono banali, ed è esattamente per questo che saltano:
- Mai spegnere una campagna senza averne pronta una sostituta. Il credito non speso non si recupera, e un account che resta a secco perde anche la storia su cui si regge l’apprendimento delle strategie automatiche.
- Una campagna sul nome dell’organizzazione e una sul tema forte restano sempre accese. Sono i due pilastri che tengono su il CTR dell’account mentre le campagne informative, per natura, ne hanno meno.
- Ogni campagna nuova nasce in pausa e si attiva solo dopo una revisione della struttura, delle keyword, dei sitelink e del geo-targeting. Su un account Grants un errore in produzione non costa soldi, costa compliance.
Un account disattivato per CTR, comunque, si recupera: si sistemano le campagne, si chiede la riattivazione e in 30-60 giorni si torna operativi. Un account chiuso per violazioni gravi invece riparte da zero, con una probabilità di rifiuto alta. La differenza tra i due scenari sta tutta nella manutenzione dei mesi precedenti.
La checklist di manutenzione mensile
Un account Google Ad Grants si tiene conforme con tre controlli settimanali (CTR di account, Quality Score delle keyword, report sui termini di ricerca) più una manutenzione mensile su keyword, annunci e tracking. Questa è la routine completa, che poi è il pezzo che manca in quasi tutte le guide:
| Frequenza | Controllo | Soglia d’allarme |
|---|---|---|
| Ogni 7 giorni | CTR di account | sotto il 6% (margine sul 5% richiesto) |
| Ogni 7 giorni | Quality Score keyword | pausa delle keyword con punteggio 1 o 2 (quelle senza punteggio sono esenti) |
| Ogni 7 giorni | Report termini di ricerca | clic fuori missione → corrispondenza inversa |
| Ogni 30 giorni | Keyword di una sola parola rientrate | qualsiasi keyword singola non ammessa |
| Ogni 30 giorni | Cronologia modifiche | pause automatiche applicate da Google senza notifica |
| Ogni 30 giorni | Refresh testi annunci | annunci fermi da più di 30 giorni |
| Ogni 30 giorni | Asset e sitelink rifiutati | qualsiasi rifiuto non gestito |
| Ogni 30 giorni | Conversion tracking | zero conversioni registrate nel mese |
| Ogni 90 giorni | Obiettivi di conversione principali | più di un obiettivo primario per campagna senza motivo |
| A ogni avviso | Email e alert di Google | risposta entro 48 ore |
| Una volta l’anno | Survey annuale del programma | questionario Google non compilato |
Un’ora a settimana, fatta con metodo, basta per un account di dimensioni normali. Conta la costanza molto più del monte ore: nessuna di queste righe può saltare due volte di fila.
Cosa può ottenere davvero una ONLUS da Ad Grants
Da un account Ad Grants gestito bene una ONLUS ottiene soprattutto visibilità sulle ricerche legate alla missione e contatti qualificati, mentre le donazioni arrivano quasi sempre più avanti, a valle di un percorso. Nel dettaglio:
- visibilità sulle ricerche legate alla missione: chi cerca informazioni sui tuoi temi trova te, non solo le grandi organizzazioni nazionali
- contatti e richieste: volontari, famiglie, beneficiari, persone che senza quell’annuncio non avrebbero mai trovato il sito
- iscrizioni a newsletter ed eventi, che costruiscono la base per la raccolta fondi
- donazioni, quasi sempre come effetto a valle di un percorso, raramente al primo clic
Il valore va misurato con il conversion tracking, che peraltro è obbligatorio per il programma: sapere quante richieste, iscrizioni e donazioni arrivano dalle campagne è quello che trasforma il grant da esperimento a strumento.
Un esempio con numeri realistici, costruito sulle medie che osserviamo sui nostri account Grants nel 2026: un’organizzazione che spende 1.500 $ di credito al mese, con un CPC medio intorno a 0,50 $ sulle keyword di missione, porta sul sito circa 3.000 visite mensili. Con un sito che converte al 2% parliamo di una sessantina di contatti al mese tra richieste, iscrizioni e adesioni, a costo pubblicitario zero. Sono numeri prudenti: il credito usato è meno di un sesto del massimo disponibile.
Il rovescio della medaglia va detto con la stessa chiarezza. Ad Grants non sostituisce la raccolta fondi e non porta risultati sulle ricerche dove i grandi inserzionisti pagano. Soprattutto, non funziona se il sito dietro gli annunci è debole: l’annuncio porta la visita, tutto il resto lo fa il sito.
Gestirlo da soli o farsi seguire?
Gestire Google Ad Grants internamente è possibile, a una condizione sola: che qualcuno in organizzazione abbia il tempo e le competenze per presidiare l’account ogni settimana. Se quel nome non c’è, il grant va affidato a chi lo fa di mestiere.
La domanda non è retorica. Secondo l’ISTAT l’85,2% delle istituzioni non profit italiane opera senza lavoratori dipendenti (Censimento permanente, dato 2022). In un ente fatto di volontari il presidio settimanale di un account pubblicitario raramente ha un proprietario naturale, ed è esattamente lì che i grant muoiono.
Quando il nome c’è, una persona interna formata sul programma gestisce benissimo il grant, soprattutto in realtà piccole con poche campagne: le regole sono pubbliche e la documentazione di Google è completa.
Quando non c’è, meglio dirselo prima di attivare il grant che dopo la prima disattivazione. Il lavoro di mantenimento è poco compatibile con il volontariato a tempo ritagliato: controlli settimanali del CTR, pausa delle keyword deboli, refresh degli annunci, esclusione delle ricerche fuori tema, risposta agli avvisi di Google. Per questo esiste la gestione professionale: il nostro servizio di setup e gestione Google Ad Grants segue oggi più di dodici ONLUS italiane, dalla verifica Goodstack alla manutenzione mensile della compliance.
Una via di mezzo sensata, che consigliamo spesso: farsi impostare l’account da chi lo fa di mestiere e gestire l’ordinaria amministrazione internamente, con un check periodico esterno. L’importante è che il presidio ci sia, comunque sia organizzato.
Da dove partire
Tre verifiche, prima ancora di aprire la richiesta a Google for Nonprofits:
- L’ente è nel perimetro? ONLUS, APS, ETS al RUNTS, fondazioni sì; enti pubblici, scuole e ospedali governativi no.
- Il sito regge? HTTPS attivo, pagine che spiegano chi siete e cosa fate, una pagina contatti seria, velocità decente da telefono. Se il sito non c’è o è fermo da anni, prima si sistema quello.
- Chi se ne occupa? Un nome e un cognome, interno o esterno, con un’ora a settimana garantita.
Con questi tre sì la trafila Google for Nonprofits più verifica Goodstack diventa ordinaria amministrazione, e nel giro di un paio di mesi l’organizzazione ha un canale pubblicitario permanente che non pesa sul bilancio. Per un ente che deve giustificare ogni euro di comunicazione, vale la mezz’ora che serve a fare le tre verifiche.