Cosa si intende per web analytics
La web analytics è la misura di quello che le persone fanno sul tuo sito: da dove arrivano, quali pagine aprono, dove si fermano e quante volte compiono l’azione che ti interessa. In inglese la trovi come website analytics. Il concetto non cambia.
Il giro completo ha tre passaggi: raccolta, lettura, decisione. Il terzo salta quasi sempre. Vediamo aziende con un tracciamento impeccabile e un report puntuale che in due anni non hanno toccato una riga del sito. Il dato che non produce una modifica è una spesa.
Cosa è cambiato dal 2023 a oggi
Se hai letto una guida sull’argomento qualche anno fa, buona parte di quello che ricordi non vale più. Universal Analytics è spento da luglio 2023 e oggi lo standard è GA4, che ragiona per eventi invece che per sessioni e pageview in fila. Cambia il modo di contare, quindi cambiano i numeri: la metrica di riferimento è diventata il tasso di coinvolgimento e la frequenza di rimbalzo, che pure c’è ancora, oggi è semplicemente il suo complemento, calcolata con regole diverse da quelle di Universal Analytics. Confrontare il rimbalzo di prima con quello di adesso sullo stesso grafico non ha senso (ne parliamo qui).
Poi è arrivato il consenso. Da marzo 2024 chi fa pubblicità con Google verso utenti dello Spazio economico europeo deve implementare il Consent Mode v2, e una parte delle visite non viene più misurata ma stimata. Con un banner cookie fatto come si deve, tra il 20% e il 40% dei visitatori rifiuta il tracciamento. Sapere che il numero a schermo contiene una stima cambia il modo in cui lo usi.
Il cambiamento più recente sono le AI Overviews: Google risponde nella pagina dei risultati e su molte ricerche informative il click non arriva più. Su un blog aziendale che seguiamo, in un anno le impressioni sono cresciute del 30% e i click sono scesi del 15%. Anche le visite da ChatGPT o Perplexity vanno raggruppate a mano in un canale personalizzato, altrimenti restano invisibili.
Quali dati contano davvero
L’errore classico è aprire GA4 e guardare tutto. Ne bastano cinque, letti insieme:
- Utenti attivi e sessioni, per la dimensione del fenomeno;
- Canali di provenienza, per sapere se vivi di ricerca organica, campagne o di chi digita il tuo nome;
- Eventi chiave: modulo inviato, click sul telefono, ordine completato;
- Pagine di ingresso, perché quasi nessuno entra dalla home;
- Tasso di conversione per canale, per capire quale fonte porta persone e quale porta clienti.
L’analisi pagina per pagina
Il livello successivo è la singola analytics web page: un report costruito su una pagina sola, che ti dice quanto in basso scorrono le persone e quante proseguono verso il passo dopo.
Uno studio tecnico vicentino aveva una pagina servizi lunghissima con il modulo in fondo, e lo scroll diceva che solo il 22% arrivava a tre quarti. Modulo spostato a metà, pulsante di richiamo in alto: richieste da 4 a 11 al mese, stesso traffico.
Gli strumenti nel 2026
GA4 resta il riferimento per la maggior parte delle PMI ed è gratuito. Meno amichevole del suo predecessore, ma una volta impostati eventi e conversioni fa il suo lavoro. Accanto va sempre collegata la Search Console, unica fonte attendibile su query e posizionamento: tieni presente che i click dalle AI Overviews restano conteggiati insieme a quelli della ricerca classica.
Per mostrare i dati usiamo Looker Studio, leggibile anche da chi non aprirà mai GA4. Chi ha vincoli privacy stringenti può valutare Plausible, che nasce senza cookie, o Matomo, che si può configurare in modo anonimo: misurano meno cose, ma se impostati così non dipendono dal consenso e vedono tutte le visite.
Quello che non faremmo mai è installare tre strumenti e poi discutere su quale abbia ragione. Se ne sceglie uno come fonte ufficiale, gli altri restano di controllo (qui i motivi tipici degli scarti).
Gli errori che vediamo più spesso
Il tag installato due volte, una dal tema WordPress e una da Tag Manager, che raddoppia le sessioni. Le conversioni mai definite, quindi mesi di traffico senza sapere quanti hanno scritto. Il tracciamento attivo prima del consenso, che produce dati indifendibili. I filtri sul traffico interno mai impostati.
Si sistemano in poche ore. Il guaio è che nessuno le guarda finché il fatturato non scende.
Da dove partire
L’ordine è questo: banner cookie a norma, GA4 collegato via Tag Manager, eventi chiave sulle azioni che contano per te, Search Console agganciata, dashboard per ultima. Un mese di dati puliti vale più di tre anni di dati sporchi.
Poi il lavoro diventa ripetitivo, nel senso buono: si guarda, si cambia una cosa, si aspetta. È il metodo che seguiamo nei progetti di web analytics e GA4 e nell’ottimizzazione delle conversioni; quando il traffico cresce si valuta il tracciamento server side.