Le stop words restano uno degli argomenti su cui circolano più consigli sbagliati. C’è chi le cancella da ogni titolo convinto di guadagnare posizioni e chi scopre che esistono solo quando un plugin gliele segnala in rosso. La risposta utile sta nel mezzo, e nel 2026 è diventata piuttosto netta.
Anticipiamola subito, così il resto della guida serve a capire il perché: l’unico punto in cui vale ancora la pena ridurre le stop words è l’URL delle pagine nuove. In tutti gli altri elementi si scrive in italiano corretto, punto.
Qui sotto trovi la definizione, la lista delle stopwords italiane divisa per categoria, il modo in cui Google e i sistemi di risposta generativa le trattano oggi, e le regole pratiche elemento per elemento.
Che cosa sono le stop words
Le stop words sono parole ad altissima frequenza che, prese da sole, portano poca informazione. In italiano parliamo di articoli (il, lo, la, i, gli, le, un, una), preposizioni (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra), congiunzioni (e, o, ma, però, che, perché) e delle forme verbali più comuni (è, sono, ha, hanno, essere, avere).
Il concetto nasce nell’information retrieval, la disciplina che studia come recuperare documenti rilevanti in archivi enormi. Negli anni Cinquanta Hans Peter Luhn notò che le parole più frequenti di una lingua si comportano come rumore di fondo: compaiono ovunque, quindi non aiutano a distinguere un documento dall’altro. Da lì in poi filtrarle è diventato uno standard tecnico, non una regola SEO.
Perché i sistemi di ricerca le filtravano
Il motivo è statistico. In un testo italiano medio le parole funzionali arrivano tranquillamente al 20-25% del totale. Se un indice desse lo stesso peso a “il” e a “posizionamento”, ogni ricerca restituirebbe mezzo web, perché quasi ogni pagina contiene “il”. Togliere quelle parole rendeva l’indice più piccolo e i risultati più mirati.
Funzionava, con un difetto grosso. Il significato di parecchie frasi vive proprio lì dentro. “Volo da Milano a Roma” e “volo da Roma a Milano” sono richieste opposte, ma senza “da” e “a” diventano la stessa identica stringa. Un motore che butta via le preposizioni non può accorgersene.
Come le trattava Google agli inizi
Nei primi anni Google rimuoveva davvero le stop word, sia dalle query sia dall’indice. Cercare “hotel a Roma” oppure “hotel Roma” portava alla stessa pagina di risultati. Era un compromesso accettabile quando l’analisi del testo si basava su conteggi di parole, e ha lasciato in eredità al settore un’abitudine che oggi non ha più senso: scrivere per l’indice invece che per chi legge.
Come Google tratta le stop words nel 2026
Google non ignora più le parole funzionali. Il cambio di passo è arrivato con BERT nel 2019, è proseguito con MUM e si è consolidato con i modelli generativi che oggi alimentano le AI Overviews e la modalità conversazionale della ricerca. Tutti questi sistemi lavorano sulla frase intera, non su un sacchetto di termini isolati.
In pratica, le preposizioni e gli articoli servono al motore per capire relazioni: chi fa cosa, da dove a dove, per chi, quando. “Assistenza per capannoni industriali” e “assistenza da capannoni industriali” non sono la stessa cosa, e da qualche anno la SERP lo dimostra. Anche i nomi propri che contengono un articolo vengono riconosciuti come entità intere, senza che nessuno debba spogliarli.
Resta vero un punto tecnico: nel calcolo della rilevanza il peso delle parole funzionali è inferiore a quello dei termini informativi. Non pesano zero, però. Contribuiscono al contesto, e il contesto è esattamente ciò che i modelli attuali sanno leggere meglio.
Cosa cambia con le risposte generate
Quando una query informativa fa comparire una AI Overview, il sistema non copia una pagina: legge i passaggi, li sintetizza e cita le fonti. Un paragrafo scritto in forma telegrafica, tipo “Manutenzione impianti aspirazione obblighi normativa Veneto”, si presta molto male a essere ripreso. Una frase completa che dice chi deve fare cosa e ogni quanto viene capita al volo.
Lo vediamo nei report dei clienti B2B: le pagine che vengono citate nelle risposte generate sono quasi sempre quelle scritte in italiano piano, con domande esplicite negli heading e risposte di tre o quattro righe subito sotto. Non è magia, è leggibilità. Se ti interessa la parte pratica abbiamo approfondito il tema nella guida su AI Overviews e SEO per il B2B e in quella sul calo di traffico organico.
Un dettaglio operativo utile: i clic che arrivano dalle AI Overviews finiscono aggregati nel rapporto Prestazioni di Search Console insieme al resto della ricerca web, senza un filtro dedicato. Non puoi isolarli, quindi l’unico indicatore affidabile resta il confronto nel tempo tra posizione media e percentuale di clic delle singole pagine.
Lista delle stop words in italiano
Una lista ufficiale non esiste. Ogni libreria di text processing, ogni CMS e ogni motore interno usa la propria, e le differenze tra una e l’altra sono spesso di decine di termini. Quella che segue raccoglie le stopwords italiane più comunemente incluse, organizzate per categoria grammaticale.
Articoli
| Determinativi | Indeterminativi | Partitivi |
|---|---|---|
| il, lo, la, i, gli, le, l’ | un, uno, una, un’ | del, dello, della, dei, degli, delle |
Preposizioni
| Semplici | Articolate (esempi principali) |
|---|---|
| di, a, da, in, con, su, per, tra, fra | del, dello, della, dei, degli, delle, al, allo, alla, ai, agli, alle, dal, dallo, dalla, dai, dagli, dalle, nel, nello, nella, nei, negli, nelle, sul, sullo, sulla, sui, sugli, sulle |
Congiunzioni
| Coordinanti | Subordinanti |
|---|---|
| e, ed, o, od, ma, però, anzi, né, neanche, neppure, nemmeno, sia, oppure, ovvero, dunque, quindi, perciò, pertanto, infatti, cioè, eppure | che, perché, poiché, giacché, siccome, affinché, sebbene, benché, nonostante, mentre, quando, se, come, quanto |
Pronomi
| Personali | Dimostrativi | Relativi |
|---|---|---|
| io, tu, lui, lei, noi, voi, loro, me, te, sé, ci, vi, si, lo, la, li, le, ne, mi, ti, gli | questo, quello, questa, quella, questi, quelli, queste, quelle, ciò, stesso, medesimo | che, cui, il quale, la quale, i quali, le quali, chi, dove, donde |
Avverbi di uso comune
| Categoria | Parole |
|---|---|
| Luogo | qui, qua, lì, là, dove, sopra, sotto, dentro, fuori, davanti, dietro, vicino, lontano |
| Tempo | ora, adesso, oggi, ieri, domani, poi, prima, dopo, sempre, mai, già, ancora, subito, spesso |
| Quantità | molto, poco, tanto, quanto, troppo, più, meno, abbastanza, quasi, appena |
| Negazione e affermazione | non, no, sì, anche, pure, neanche, neppure, nemmeno |
Verbi ausiliari e forme comuni
| Essere | Avere | Altri verbi comuni |
|---|---|---|
| sono, sei, è, siamo, siete, era, ero, erano, stato, stata, stati, state, sarà, sarebbe, fosse, sia | ho, hai, ha, abbiamo, avete, hanno, aveva, avevo, avevano, avuto, avrà, avrebbe | fare, fatto, fa, può, deve, vuole, sta, stare, dire, detto, va, andare, viene, venire |
Altre parole funzionali
| Categoria | Parole |
|---|---|
| Aggettivi indefiniti | ogni, qualche, qualcuno, qualcosa, nessuno, niente, nulla, tutto, tutti, tutta, tutte, altro, altri, altra, altre, certo, certi, alcuno, alcuni |
| Aggettivi dimostrativi | questo, quello, codesto, tale, quale |
| Numerali base | uno, due, tre, primo, secondo, terzo |
Una raccomandazione sulle liste già pronte: prima di applicarne una al tuo sito, leggila. Capita che contengano parole che nel tuo settore sono informative. Per un rivenditore di componenti elettronici, ad esempio, “stato” e “sia” non sono rumore quando compaiono nei codici prodotto o nelle sigle.
Dove togliere le stop words e dove tenerle
Qui arriva la parte che interessa davvero. La risposta cambia in base all’elemento che stai scrivendo.
Negli URL
Gli URL sono l’unico contesto in cui la rimozione è quasi sempre giusta. Non per il ranking, che non ne risente in modo misurabile, ma perché un indirizzo corto si legge, si condivide, si detta al telefono e non si spezza a metà quando finisce in una chat o in un PDF.
| Approccio | URL | Valutazione |
|---|---|---|
| Con stop words | /come-scegliere-le-finestre-per-il-risparmio-energetico | Lungo, le parole funzionali non aggiungono nulla |
| Senza stop words | /scegliere-finestre-risparmio-energetico | Pulito, breve, i termini utili si vedono subito |
L’eccezione conta più della regola: se la parola porta significato, resta. “/volo-da-roma-a-milano” è meglio di “/volo-roma-milano”, perché la direzione è l’informazione principale. Stesso discorso per le denominazioni aziendali. Trovi il metodo completo nella guida agli URL SEO friendly.
Nel tag title
Nel title le stop words vanno tenute ogni volta che servono a farlo suonare come una frase. Il title è la prima cosa che una persona legge nei risultati, e in una SERP affollata di risposte generate deve dare un motivo per cliccare. I titoli compressi sembrano scritti da un tool.
| Approccio | Tag title | Valutazione |
|---|---|---|
| Senza stop words | Stop Words SEO: Lista Completa Italiana Gestione Ottimizzazione | Illeggibile, sembra spam |
| Con stop words | Stop Words: cosa sono, lista italiana e come gestirle | Chiaro, naturale, invita al clic |
Lo spazio utile resta attorno ai 60 caratteri, ma trattarlo come un budget da riempire di keyword è il modo più veloce per farsi riscrivere il titolo da Google. Su questo abbiamo raccolto casi concreti nell’articolo sui title tag efficaci e in quello che spiega perché Google riscrive i title.
Negli heading H2 e H3
Stesso principio, con un motivo in più. Gli heading formano l’indice della pagina e sono i punti da cui i sistemi generativi estraggono i passaggi da citare. “Come scegliere le finestre per il risparmio energetico” funziona; “Scegliere finestre risparmio energetico” sembra un appunto preso di corsa in cantiere.
Nel corpo del testo
Nel testo le stop words restano tutte. Se la frase italiana corretta è “guida alla scelta degli infissi in PVC”, si scrive così, non “guida scelta infissi PVC”. Togliere articoli e preposizioni dal corpo per ottimizzare è una pratica che nel 2026 non ha nessuna giustificazione tecnica e peggiora tutto il resto: comprensione, tempo di lettura, credibilità.
Questa è una cosa che non faremmo mai su un sito cliente, nemmeno se un tool la chiedesse a gran voce.
Nella meta description
Tenerle sempre. La description è un micro-testo persuasivo di 120-155 caratteri che ha un solo lavoro, convincere a cliccare. Un elenco di keyword incollate non convince nessuno, e per giunta Google la sostituisce con uno spezzone della pagina appena la trova poco pertinente. Il ragionamento completo sta nella guida su meta title e description che portano clic.
Nell’alt text delle immagini
Qui puoi ridurre, senza esagerare. L’alt serve a chi usa uno screen reader e a Google Immagini: deve essere conciso ma comprensibile letto ad alta voce. “Finestre in PVC con doppio vetro per il risparmio energetico” va benissimo. “Finestre PVC doppio vetro risparmio energetico” è accettabile. Una sequenza di termini senza sintassi no, perché all’ascolto diventa incomprensibile.
Nell’anchor text dei link interni
Tienile quando rendono il collegamento naturale dentro la frase. “Leggi la nostra guida alla SEO locale” è meglio di “leggi guida SEO locale”, e Google valuta comunque il contesto attorno al link più dell’anchor in sé.
Riepilogo elemento per elemento
| Elemento | Stop words | Regola pratica |
|---|---|---|
| URL | Rimuovi | Tieni solo se cambiano il significato: direzione, nome proprio, sigla |
| Tag title | Tieni | Leggibilità e clic prima di tutto |
| Meta description | Tieni sempre | Frasi naturali, non elenchi |
| Corpo del testo | Tieni sempre | Italiano corretto, senza compressioni |
| Heading H2 e H3 | Tieni | Sono l’indice della pagina e la fonte delle citazioni AI |
| Alt text | Riduci con criterio | Conciso ma comprensibile ad alta voce |
| Anchor text | Tieni | Il contesto attorno al link conta più della formula |
Gli errori che vediamo più spesso
Riscrivere gli URL di pagine già posizionate
È il danno più costoso e il più evitabile. Una pagina indicizzata da anni che porta visite non si tocca per accorciarla di due parole. Cambiare indirizzo significa redirect 301, un periodo di assestamento nei risultati e il rischio concreto di perdere valore se qualche link interno o esterno resta appeso al vecchio percorso.
Su un sito con qualche centinaio di pagine il conto è presto fatto: ore di lavoro, mesi di rumore nei dati, beneficio pari a zero. Se stai comunque per fare una migrazione per altri motivi, allora sì, l’occasione è buona per sistemare anche gli slug.
Inseguire il semaforo verde del plugin
Diversi plugin SEO segnalano le stop words dentro la focus keyword come se fosse un problema. Non lo è. Quell’avviso nasce da un controllo automatico degli anni Dieci ed è rimasto lì per inerzia. Scrivi la keyword nella forma in cui la userebbe un cliente e ignora il pallino arancione.
Il caso limite che incontriamo spesso: un titolo perfetto viene storpiato in “migliori ristoranti Roma centro” per far felice un check, e il risultato è una pagina che nessuno vuole aprire.
Confondere la lista tecnica con una regola editoriale
Un motore di ricerca interno filtra le parole funzionali per non restituire mezzo catalogo a ogni query. Quel filtro vive nel codice, non nei testi. Su uno shop di ricambi ci è capitato di vedere ricerche interne a vuoto perché la lista predefinita cancellava una sigla che coincideva con una parola comune: si risolve personalizzando la lista, non riscrivendo le schede prodotto.
Stop words e siti multilingua
Le parole funzionali cambiano da lingua a lingua, per quantità e per peso grammaticale. Il tedesco ne ha meno dell’italiano ma le usa in modo più rigido; lo spagnolo ne conta parecchie di più.
| Lingua | Esempi | Numero approssimativo |
|---|---|---|
| Italiano | il, di, che, è, e, la, in, non, un, per | 250-350 |
| Inglese | the, is, at, which, on, a, an, and, but, or | 150-250 |
| Spagnolo | el, la, de, en, y, que, un, es, por, con | 300-400 |
| Tedesco | der, die, das, und, in, den, von, zu, ist, mit | 200-300 |
| Francese | le, la, de, et, en, un, une, du, est, que | 150-250 |
La regola operativa non cambia da una versione all’altra del sito: slug puliti, testi in lingua corretta. L’errore che vediamo nei siti multilingua è un altro, e più grave: tradurre gli slug con uno script che applica la lista di stop words italiane anche alle altre lingue, producendo URL storpiati che poi vanno tenuti in vita a colpi di redirect. Ne parliamo nel dettaglio negli errori SEO dei siti multilingua.
Cosa portarsi a casa
Le stop words erano un problema vero quindici anni fa, quando i motori contavano parole. Oggi i sistemi che leggono le pagine capiscono la frase intera, e la naturalezza è passata da difetto tollerato a vantaggio competitivo.
La sintesi sta in due righe. Negli URL nuovi togli quello che non porta significato, tenendo direzioni, nomi propri e sigle. Ovunque altro scrivi italiano corretto e smettila di pensarci.
L’energia che avanza mettila dove sposta l’ago: contenuti che rispondono davvero alle domande di chi cerca, una struttura del sito ordinata, dati puliti in Search Console. Se vuoi capire da dove partire, un audit SEO fatto bene ti dice in mezza giornata quali sono i tuoi tre problemi reali, e quasi mai riguardano gli articoli determinativi. Per il lavoro continuativo sulla scrittura delle pagine puoi vedere come impostiamo il SEO copywriting e la SEO tecnica on-site.